Sunday, 15 April 2012

The Times Cities fit for Cycling manifesto

The Times Cities fit for Cycling manifesto | The Times:
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Last updated at 6:41PM, March 28 2012

The Times is committed to achieving its eight point manifesto calling for cities to be made fit for cyclists.

1. Lorries entering a city centre should be required by law to fit sensors, audible turning alarms, extra mirrors and safety bars to stop cyclists being thrown under the wheels.

2. The 500 most dangerous road junctions must be identified, redesigned or fitted with priority traffic lights for cyclists and Trixi mirrors that allow lorry drivers to see cyclists on their near-side.

3. A national audit of cycling to find out how many people cycle in Britain and how cyclists are killed or injured should be held to underpin effective cycle safety.

4. Two per cent of the Highways Agency budget should be earmarked for next generation cycle routes, providing 121.24€ million a year towards world-class cycling infrastructure. Each year cities should be graded on the quality of cycling provision.

5. The training of cyclists and drivers must improve and cycle safety should become a core part of the driving test.

6. 20mph should become the default speed limit in residential areas where there are no cycle lanes.

7. Businesses should be invited to sponsor cycleways and cycling super-highways, mirroring the Barclays-backed bicycle hire scheme in London.

8. Every city, even those without an elected mayor, should appoint a cycling commissioner to push home reforms.
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the manifesto in Italy:

1. Gli autoarticolati che entrano in un centro urbano devono, per legge, essere dotati di sensori, allarmi sonori che segnalino la svolta, specchi supplementari e barre di sicurezza che evitino ai ciclisti di finire sotto le ruote.

2. I 500 incroci più pericolosi del paese devono essere individuati, ripensati e dotati di semafori preferenziali per i ciclisti e di specchi che permettano ai camionisti di vedere eventuali ciclisti presenti sul lato.

3. Dovrà essere condotta un’indagine nazionale per determinare quante persone vanno in bicicletta in Italia e quanti ciclisti vengono uccisi o feriti.

4. Il 2% del budget dell’ANAS dovrà essere destinato alla creazione di piste ciclabili di nuova generazione.

5. La formazione di ciclisti e autisti deve essere migliorata e la sicurezza dei ciclisti deve diventare una parte fondamentale dei test di guida.

6. 30 km/h deve essere il limite di velocità massima nelle aree residenziali sprovviste di piste ciclabili.

7. I privati devono essere invitati a sponsorizzare la creazione di piste ciclabili e superstrade ciclabili prendendo ad esempio lo schema di noleggio bici londinese sponsorizzato dalla Barclays

8. Ogni città deve nominare un commissario alla ciclabilità per promuovere le riforme.

: http://www.salvaiciclisti.it/il-manifesto-salvaiciclisti/

Sunday, 1 April 2012

Want A New Bike? Check One Out From The Library | Co.Exist

Want A New Bike? Check One Out From The Library | Co.Exist: World changing ideas and innovation:

"London’s mobile bike library is an old-school version of the modern bike share. To try a new ride or get one for the day all you need to do is talk to the librarian."
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it's great initiatives' time!!! :D

Wednesday, 21 March 2012

park like an idiot...



esempio di come vengono usate le piste ciclabili a torino : in queste foto via bertola, ore 18 circa, targa automezzo: DK864AS - complimenti tdc!

example of the way cycle lanes are used in turin, italy : here, via bertola, around 6.00pm, van plate: DK864AS - well done wanker!

Monday, 19 March 2012

NON VOGLIAMO SPAZI RECINTATI MA STRADE SICURE PER MUOVERCI IN BICI TUTTI I GIORNI

articolo della FIAB-onlus, al quale ho aggiunto un'immagine trovata in internet :)
*** the revolution will not be motorised ***

CAMPAGNA SALVACICLISTI: FIAB E FCI SU PIANI DIFFERENTI
BASTA CONFONDERE I CICLISTI AGONISTI CON QUELLI DI TUTTI I GIORNI: LE ESIGENZE SONO DIVERSE
BASTA CON LA STORIA DELL'OBBLIGO DEL CASCO
NON VOGLIAMO SPAZI RECINTATI MA STRADE SICURE PER MUOVERCI IN BICI TUTTI I GIORNI
Lettera aperta del Presidente FIAB Antonio Dalla Venezia


La campagna sulla sicurezza stradale dei ciclisti lanciata dal quotidiano inglese Times, con un manifesto in otto punti, ripreso anche in Italia dai social network, con l’iniziativa #salvaiciclisti, cui anche FIAB ha aderito, sta suscitando molto interesse anche da parte dei media. Speriamo sia un punto di svolta senza ritorno per un rilancio non più rinviabile dell’attenzione della politica che, su questi temi, dimostra da decenni una totale inconsistenza, inerzia e mancanza di visione, salvo rare eccezioni. Non contribuisce però a trovare il bandolo della matassa la Federazione Ciclistica Italiana. In un recente articolo del Corriere della Sera sulla iniziativa dei blogger italiani, stride una dichiarazione del presidente di FCI, Renato Di Rocco, secondo cui per favorire la sicurezza dei ciclisti l’educazione stradale è la migliore strategia “insieme a soluzioni di buon senso, come indossare il casco” e che sono stati ideati “76 percorsi in spazi chiusi dove i ragazzi possono pedalare in sicurezza”. Al riguardo FIAB ribadisce la propria posizione sul tema dell’uso del casco: sempre consigliato ma mai obbligatorio.
Non giova a nessuno continuare a confondere le gare di ciclismo agonistico con l'uso quotidiano della bici per raggiungere i luoghi di studio, di lavoro, dello shopping o del tempo libero. 
Occorre evitare di spostare sull’anello debole della catena, il ciclista in questo caso, i deficit di sicurezza che caratterizzano la circolazione sulle strade delle nostre città. Qualcuno probabilmente desidera, rendendo il casco obbligatorio ai ciclisti, mettersi in pace con la propria coscienza. E così ancora una volta si cerca un alibi per rinviare la soluzione del problema, che dovrebbe essere quella di mettere al sicuro la mobilità limitando fortemente l’uso delle auto e lo spazio ad esse dedicato, dedicando una specifica attenzione alla manutenzione delle strade e alla qualità degli interventi, e controllando la velocità e la sosta dei veicoli, secondo il principio per cui “è il mezzo più grande che deve aver cura del più piccolo”, e non viceversa. Lo spazio nelle città è la risorsa più preziosa: la sua distribuzione è il vero nodo che la politica è chiamata ad affrontare, oggi e in futuro, non avendolo sinora mai fatto, a differenza di quanto avvenuto nei Paesi virtuosi del nord Europa.
 Non ci sono folle desiderose di spazi chiusi e recinti per pedalare in sicurezza. Ci sono invece migliaia e milioni di cittadini che vorrebbero poter circolare serenamente in bici, lungo le strade della città, come gesto sano, semplice e quotidiano, e non come atto eroico o meramente sportivo, senza sentire quotidianamente messa in pericolo la propria incolumità.
 Sono questi i cittadini che ancora attendono una risposta concreta dalle istituzioni e dalla politica italiane, ai vari livelli di responsabilità: nazionale, regionale e locale. E’ di questi cittadini che parla l’iniziativa #salvaiciclisti, così come è ad essi che da sempre si rivolge l’azione della FIAB.

Antonio Dalla Venezia Presidente FIAB Federazione Italiana Amici della Bicicletta onlus
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FIAB - FEDERAZIONE ITALIANA AMICI DELLA BICICLETTA onlus
Presidente e Segreteria: Via Col di Lana, 9/a - 30170 Mestre (VE)tel./fax 041-921515 Direttore e amministrazione: Via Borsieri, 4/E - 20159 Milano tel. 02-60737994 fax 02-69311624 e-mail: info@fiab-onlus.it - Internet: http://www.fiab-onlus.it
aderente a ECF - European Cyclists' Federation www.ecf.com - COMODO, Confederazione Mobilità Sostenibile, riconosciuta dal Ministero dell'Ambiente quale associazione di protezione ambientale (art. 13 legge n. 349/86) e dal Ministero Lavori Pubblici quale associazione di "comprovata esperienza nel settore della prevenzione e della sicurezza stradale"

Saturday, 18 February 2012

La Hack svela la formula di #salvaiciclisti

re-posted from BICISNOB

Le stelle stanno dalla nostra parte. E anche chi le stelle le studia. L’astrofisica Margherita Hack ha aderito a #salvaiciclisti (www.salvaiciclisti.it) sottolineando – sono le sue parole – «che la sicurezza sulle nostre strade è molto poca, spesso le automobili sfiorano i ciclisti, mancano delle piste ciclabili capillari e adeguate. Serve più rispetto per i ciclisti da parte delle automobili e più considerazione da parte dei politici. Le biciclette non inquinano e permettono di andare spesso alla stessa velocità degli scooter. Sono perfette per le città italiane, con i centri storici stretti e caotici, per riuscire a muoversi con agilità nel traffico. Bisogna aiutare e sostenere i ciclisti».

La Hack è una ciclista da sempre. Qualche mese fa avevo avuto occasione si parlarle e le avevo chiesto se avesse mai scoperto la formula scientifica della superiorità della bicicletta sugli altri mezzi di trasporto. «No, ancora no. Forse non mi ci sono applicata abbastanza», si era rimproverata col sorriso sulle labbra. A ogni buon conto, con una semplice equazione, aveva spiegato tutto il piacere di stare sul sellino: «Si va abbastanza forte per assaporare l’ebbrezza della velocità; si va abbastanza piano per poter gustare il paesaggio e immergersi nella natura e nei suoi odori».

Coi 90 anni a un passo, la Hack ha da poco deciso di mettere mano alla sua autobiografia e ha scelto un modo curioso per farlo, in punta di pedali. Il suo libro (La mia vita in bicicletta, Ediciclo editore) è, infatti, un lunghissimo viaggio su due ruote che inizia all’età di cinque anni: le prime esperienze sulle bici prestate dagli amici di famiglia visto che non c’erano abbastanza soldi per comprarne una, le discese pazze a 60 all’ora da ragazza, finalmente quella tutta sua («Pesante e senza marce, ma subito ridipinta color argento per farla sembrare una bici da corsa») che l’accompagnava a scuola, agli allenamenti di giovane campionessa italiana del salto in alto, in interminabili gite di centinaia di chilometri e poi all’università, al lavoro, alle ricerche tra le stelle. Scrive in modo semplice la Hack e il libro fila via liscio come una catena che scorre in ingranaggi oliati, rimanendo fedele fino all’ultima pagina a quello che scrive all’inizio parlando di suo marito. «La prima domanda che rivolsi ad Aldo fu: sei per Binda o per Guerra?», ricordando la rivalità tra i due campioni del ciclismo di allora. «Era l’estate del ’33, io avevo 11 anni, lui 13. Oggi io ne ho 89 e lui 91, ma giochiamo ancora insieme». Ecco, gioca la Hack con la sua memoria, con leggerezza e ironia, senza prendersi troppo sul serio e senza vestire mai i panni dell’eroina, anche se la sua carriera di scienziata glielo consentirebbe. Racconta la sua storia e fa rivivere un pezzo di storia d’Italia: gli anni di Mussolini, suo padre licenziato perché antifascista, lei stessa non ammessa agli esami di maturità per motivi politici, la sua professoressa di scienze ebrea costretta al suicidio in carcere. Eppoi la guerra, il boom economico, affascinanti piccoli borghi da scoprire in bicicletta e periferie sempre più estese e sempre più brutte, i ragionamenti più recenti su religione e eutanasia, immigrazione e cambiamenti climatici.

«Ora ho poco fiato – scrivela la Hack nelle ultime pagine – tre bypass, una valvola in condizioni non perfette. Devo concludere che non avrò una quarta giovinezza e dovrò decidermi ad attaccare la bicicletta al chiodo». Lo farà davvero? «Beh, non c’ho la gioia d’un tempo a pedalare» risponde «non posso più fare quelle lunghe giratine…». Poi s’interrompe e sorride: «Ma come si fa a lasciare una bici in cantina?».

Tuesday, 31 January 2012

NEVE A TORINO

a Torino nevica - "MA! come fai a andare in bici?"
... EL PROBLEMA NO ES LA NIEVE SI NO (COMO SIEMPRE) LAS LATAS DE SARDINAS A LA DERIVA  ...


photo from: www.svelo.eu